Così verdi, così pericolose

Così verdi, così pericolose

Piante selvatiche pericolose: da guardare ma non toccare

Se siete tra quelli che non vedono l'ora che arrivi la primavera per avere più tempo per stare all’aria aperta, godersi il verde della natura e più tempo da dedicare alla raccolta dei funghi, delle piante medicinali e delle piante e dei frutti commestibili, la Croazia è il luogo che fa per voi.

 

Fantasticare, pensando a come sarebbe bello raccogliere piante e frutti spontanei con cui preparare cibi e bevande salutari, è lecito; ma, prima di lasciarsi andare a quest'avventura, è bene essere molto prudenti, perché gli errori si pagano a caro prezzo e, in certi casi, le conseguenze potrebbero essere addirittura fatali.

 

C'è chi pensa di poter riconoscere una certa pianta dalla sua descrizione o da una fotografia; chi è prudente, invece, sa che il pericolo è sempre dietro l'angolo e che è molto facile confondersi. In Croazia ci sono piante da cui è bene stare alla larga. Eccone alcune.

 

È facile confondersi davanti al colchico d'autunno, pianta bulbosa erbacea considerata tra le più letali piante velenose della Croazia. Il colchico d'autunno, infatti, assomiglia molto all'aglio orsino che viene solitamente raccolto per le sue proprietà antibiotiche.

Il colchico d'autunno cresce sui prati e sui pascoli umidi di montagna. Mentre le sue foglie spuntano in primavera, i suoi fiori rosa, simili ai fiori dello zafferano, sbocciano in autunno.

Ogni singola parte della pianta è velenosa, in particolare i semi ed il bulbo.

 

La scopolia carniolica è una pianta bulbosa erbacea che cresce tra le rocce nei boschi di faggio, sui pendii umidi e sui suoli ricchi d'humus. Nel Medioevo veniva usata nei riti magici e per preparare pozioni d'amore.

Ivančica Horvatić

L'edera è una pianta legnosa, sempreverde e rampicante che nasce e cresce spontaneamente e s'arrampica lungo i tronchi degli alberi, sulle rocce, lungo le pareti degli edifici e su altre superfici.

L'edera ha foglie di colore verde scuro, fiori tra il verdognolo ed il giallo, uniti in infiorescenze a ombrello, e frutti di color azzurro. Anche se ad esser velenosa è tutta la pianta, in particolare i suoi frutti, l'edera viene usata sia in erboristeria, sia in cosmetica.

 

Il giusquiamo nero è una pianta bulbosa erbacea che nel Medioevo veniva usata come narcotico e per la preparazione delle pozioni d'amore, mentre oggi è impiegata nella cura dell'asma. È riconoscibile per il suo caratteristico fusto vellutato, per le sue foglie oblunghe di colore verde scuro e per i suoi fiori giallo-violacei. Ha un odore intenso e repellente e cresce come erbaccia in luoghi aridi e soleggiati sul ciglio delle strade, lungo le siepi e nei terreni incolti. Tutte le parti di questa pianta sono velenose!

 

Attenti a non raccogliere la cicuta minore (detta anche falso prezzemolo) scambiandola, appunto, per il prezzemolo, il cumino o l'aneto. Cresce nei prati, nei campi arati e lungo il corso dei ruscelli. Caratteristiche tipiche di questa pianta sono l'alto fusto, le foglie pennate e piccoli fiorellini bianchi. Attenzione: tutte le parti della cicuta minore sono velenose!

 

Il vischio è una delle più note piante cespugliose emiparassite che crescono nelle fronde di svariati tipi di conifere e latifoglie. È riconoscibile per le sue bacche velenose, di colore bianco o giallognolo, il cui grado di pericolosità dipende dal tipo d'albero sul quale cresce. Come ogni veleno, anche il vischio, se preso a piccole dosi, è noto anche come pianta dalle straordinarie proprietà medicinali.

 

Nonostante sia frequentemente usato come pianta ornamentale nei giardini e nei parchi, non dovete mai scordarvi che l'aconito napello, pur con i suoi bei fiori viola, è considerato una delle piante più velenose della Croazia.

Ogni singola parte di questa pianta bulbosa è tossica: sia le sue caratteristiche foglie pennate, sia i suoi fiori a forma di racemo (o grappolo). In natura cresce negli ambienti umidi di montagna.

Il mezereo, o fior di stecco, è una pianta cespugliosa che, in Croazia, appartiene alle specie botaniche protette ed in via d'estinzione. Spesso coltivata come pianta ornamentale, è riconoscibile per le sue foglie oblunghe disposte a spirale e per i suoi fiori rosa dal piacevole profumo. Cresce su terreni fertili, soffici e arricchiti con calce e humus. La parte più tossica del mezereo sono i suoi frutti, mentre alcuni composti chimici che questa pianta contiene hanno proprietà cancerogene.

L'oleandro è una pianta che tutti conosciamo. Resistente, facile da coltivare e dotato di fiori di vario colore, l'oleandro è frequentissimo nei giardini e nei parchi.

Ogni singola parte di questa bella pianta cespugliosa tipicamente mediterranea è estremamente tossica. Persino inalare il fumo provocato dalla sua combustione potrebbe creare problemi di salute.

 

Il solo nome di questa pianta, chiamata cicuta virosa o cicuta acquatica, richiama alla prudenza. Si tratta di una pianta perenne che cresce in riva ai ruscelli e ai laghi, su terreni acquitrinosi e paludosi. Ha la radice bulbosa e cava, il fusto glabro e scanalato, foglie pennatosette e fiori bianchi con infiorescenza a ombrella. È tutta la pianta ad essere velenosa, in particolare le sue parti sotterranee che vengono facilmente scambiate per la radice della pastinaca e del prezzemolo. Non dimenticatevi mai che basta un solo germoglio di cicuta virosa a provocare la morte di una persona adulta!

 

Il ricino è una pianta erbacea o arborescente, con foglie palmato-lobate e fiori rossastri raggruppati a grappoli. Tutte le parti di questa pianta sono tossiche, in particolare i semi che contengono una tossina chiamata ricina che può essere più pericolosa del morso del serpente. Il ricino, se debitamente trattato e lavorato, dà un olio altamente curativo che viene impiegato in medicina per la cura di varie patologie.

 

Il tasso comune è un bell'albero appartenente all'ordine delle conifere che attira l'attenzione per le sue foglioline verde scuro a forma d'ago e le sue accattivanti bacche rossastre che, però, nascondono un segreto: sono velenosissime. Lo riconoscerete per il fusto ricoperto da una corteccia di colore rosso bruno e per le foglioline ad ago tenere e disposte a pettine a causa delle quali viene spesso scambiato per il peccio.

La belladonna è una pianta erbacea e cespugliosa diffusa nelle aree montane. La si riconosce per la forma affusolata e ramificata del suo fusto, per le foglie pari di forma ovale-lanceolata, per i fiori penduli a forma di calice di colore bruno e per i suoi frutti a bacca di colore nero.

Anche la belladonna, come quasi tutte le piante velenose, è dotata di una duplice natura: letale ma anche medicinale. Sebbene ogni singola sua parte sia velenosa, le foglie e la radice hanno importanti proprietà medicinali.

 

La tossicità della cicuta maggiore era nota fin dall'antichità. Sia i Greci, sia i Romani, infatti, la impiegavano per le sue proprietà letali. Si ritiene che lo stesso Socrate sia stato ucciso proprio con l'uso di questa pianta. Il suo fusto si presenta cavo e lungo, con macchie rosso-vino per tutta la sua lunghezza. Le foglie hanno forma triangolare, mentre i fiori sono di colore bianco. Cresce nei luoghi umidi, lungo il ciglio dei sentieri, nei pressi dei centri abitati e lungo le siepi. Produce una gran quantità di frutti e, in questo modo, si diffonde con grande facilità.

 

Godetevi la natura e i suoi frutti, ma attenzione a cosa raccogliete e mangiate: basta un niente perché una bella e divertente scampagnata si trasformi in tragedia.

Pertanto, se non siete assolutamente sicuri circa la natura innocua o tossica di una pianta, rivolgetevi ad un esperto oppure, meglio ancora, lasciatela lì dov'è! Se dovesse capitarvi di scambiare una pianta velenosa per una pianta commestibile, la prima cosa da fare è rigettarla inducendo il vomito, e poi chiamare appena possibile un medico.