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Samobor – Città delle maschere
Samobor, città della Croazia nord-occidentale posta nei pressi del confine con la Slovenia e non lontano dalla metropoli croata di Zagreb, da quasi due secoli cura la tradizione del carnevale. Il carnevale di Samobor è una delle più antiche e più grandi celebrazioni carnevalesche croate, la quale si è trasformata in un moderno festival e diventata un marchio della città e un particolare bene culturale. Si tratta di una manifestazione turistico-ricreativa che negli ultimi anni viene visitata da circa 200.000 persone.

Il più grande e il più antico nella Croazia continentale, il carnevale di Samobor è luogo di divertimento, allegria, satira e critica sociale. Esso è allo stesso tempo luogo di purificazione e di speranza che con l’incenerimento del pupazzo “fašnik“ ci si purifichi da tutto ciò che è stato cattivo e che l’anno nuovo sarà migliore e più giusta.

A Samobor in questo periodo si mettono in maschera le persone, ma anche la città stessa, così che le sue vie, piazze e locali mutano completamente il loro aspetto esteriore. In questi giorni la città, per il resto amata meta del fine settimana degli zagabresi, diventa più gioiosa poiché prestigiatori, mimi, clown e suonatori di strada ogni giorno la fanno da padroni per le vie di Samobor. Oltre a varie officine, concerti e acrobazie cistercensi non si dimenticano neppure i più piccoli, e ogni sabato e domenica nel quadro del carnevale dei bambini le vie della città si trasformano in un corteo carnevalesco senza soluzione di continuità.

Quest’anno il 184° carnevale si terrà dal 26 gennaio al 14 febbraio. Come sempre si inizierà con la proclamazione della Libera repubblica carnevalesca e con la solenne consegna delle chiavi della città da parte del sindaco al principe del carnevale, il quale per una ventina di giorni assumerà il potere con il suo seguito.

Tutto è cominciato negli anni venti del XIX secolo. Rari documenti scritti di quel periodo mostrano come nelle vie dell’allora piccola Samobor si tenesse la letizia carnevalesca e come presso il palazzo comunale si tenesse un ballo in maschera. Nel Museo di Samobor si conserva ad esempio un verbale di una seduta del consiglio comunale del 1828, nel corso della quale un ristoratore locale chiede che gli si affitti la loro sala per il ballo di carnevale, sottolineando come egli l'avesse utilizzata già un anno prima. Questo è a dire il vero il primo documento scritto sul carnevale di Samobor, dal quale appare evidente come esso si fosse già tenuto nel 1827.

All'inizio del XX secolo, la cerimonia del carnevale visse interessanti cambiamenti, e quindi nel 1906 venne introdotta la funzione del principe del carnevale vivo che il martedì grasso sul palco, in presenza del giudice del carnevale, veniva condannato al rogo. Naturalmente, il “fašnik” di pezza tradizionale, il pupazzo che alla fine viene bruciato, è parte integrante del carnevale fin dai primi giorni fino a oggi. Nella regione di Samobor il martedì grasso si prepara un pranzo solenne, nella maggior parte dei casi un tacchino con i “mlinci” abbondantemente innaffiato di vino, mentre come dessert vengono servite delle “krafne”.

Dal 1904 il Carnevale ha anche il proprio bollettino ufficiale, il giornale “Sraka”. Ogni febbraio lo “Sraka” rappresenta il vero barometro degli avvenimenti sociali e rappresenta indicatore delle condizioni politiche del proprio tempo. Dal tempo della monarchia austro-ungarica, passando per le entità statali di stampo jugoslavo fino alla Croazia contemporanea, il giornale del carnevale ha marcato il tempo e le abitudini, facendosi sberleffi delle autorità con il suo humor e ironia.

Lo svolgimento del carnevale è stato interrotto dalla Seconda guerra mondiale, e la tradizione è stata rinnovata solamente nel 1965.

La tradizione carnevalesca ha le sue radici nel cristianesimo. Nel IX secolo, al tempo di Gregorio di Nona, fu stabilito dalla Chiesa che si digiunasse il lunedì e il martedì alla vigilia del Mercoledì delle Ceneri. La domenica che precedeva il Mercoledì delle Ceneri è chiamata in latino “dominica carnis privii” o “domenica di magro”, e il popolo la semplificò chiamandola carnevale, che tradotto significa "senza carne". Verso il XV secolo il digiuno fu sostituito in ampi strati della popolazione da abitudini del tutto opposte – forte assunzione di cibo e di bevande, divertimento, e mascheramento - a carnevale ogni scherzo vale. In questo modo è sorta l’allegria carnevalesca chiamata anche “poklada”. La parola “poklada” deriva da “klasti” che significa mascherarsi, travestirsi. La parola “Fašnik“ deriva tuttavia dalla definizione del martedì grasso che nell'antica Zagreb chiamavano «fašenk».

Samobor, oltre al carnevale, offre numerose altri elementi interessanti dal punto di vista turistico, ed è conosciuta per la sua imprenditorialità. Nei pressi della città si trovano i monti di Samobor e di Žumberak che offrono numerose ricchezze naturali, elementi di interesse dal punto di vista culturale e sacrale, aree archeologiche, percorsi alpinistici e piste ciclistiche nonché rifugi alpini e strutture di ristorazione nelle quali si può gustare la ricca gastronomia fondata su vecchie ricette, dalla quale segnaliamo l'agnello di Žumberak, la trota e la selvaggina.

E alla fine un suggerimento a tutti quelli che visitano Samobor – non mancate di assaggiare le kremšnite (letteralmente “fette di crema”) di Samobor, probabilmente le uniche al mondo che si mangiano ancora calde. Questo dolce, molto amato dalla popolazione, è divenuto una tradizione e rappresenta uno dei marchi dell’affascinante cittadina che dista una ventina di chilometri dal centro di Zagreb.

Ufficio Turistico della Contea Zagrebačka
www.tzzz.hr

Ufficio Turistico della città di Samobor
www.tz-samobor.hr

Carnevale di Samobor
www.samoborski-fasnik.com
 
 

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